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Condannata dal vizio della lettura veloce a divorare libri su libri mi sono resa conto che mi piace non solo sfogliarli, annusarli, toccarli, prenderli e darli in prestito, rubarli, nasconderli, regalarli... ma persino parlarne fino all'esaustione.

martedì 22 agosto 2017

Ultimo giro al Guapa - Saleem Haddad (2016)

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Questo libro mi ha attratto per molti motivi: è il punto di vista di un ragazzo mediorientale - non si specifica però di quale nazione spazzata dalla primavera araba si tratti - innamorato e abbandonato dal proprio fidanzato segreto che riflette sugli strascichi lasciati da quello che doveva essere un'alba di liberazione e si è trasformato in uno sprofondare nella barbarie fondamentalista.

E' soprattutto, però, un libro sulla ricerca di identità e sulla voglia e i rischi di esprimere chi siamo veramente. Rasa, il protagonista di questa storia, non riesce a trovare uno spazio in cui sentirsi a suo agio: è un ragazzo alla soglia dei trent'anni senza un lavoro fisso e senza una fidanzata in una cultura che pressa perché tu sia sistemato; è figlio di una donna americana e di un uomo arabo e quindi non è totalmente inserito nella sua cultura; è gay, in un mondo in cui la mascolinità è tutto e gli omosessuali non esistono o sono perseguitati penalmente; è innamorato di un uomo che lui insegue disperatamente per tutto il libro e che si fa sempre più sfuggente via via che passano le ore; ha partecipato alle manifestazioni in piazza ma adesso la piazza gli fa paura perché ci sono le milizie fondamentaliste da una parte e i bombardamenti occidentali dall'altra e non c'è nessuna via d'uscita.
Non c'è nessuno spazio di espressione eppure non è un libro senza speranza. Tutto quello che potrà andare male nell'immediato ci andrà, eppure Rasa non è un personaggio sconfitto.

Le tematiche si intrecciano e sono tutte molto forti, l'impegno politico, il desiderio di rinnovamento tradito in tutto il Nord Africa, l'amore difficile e disperato; la fame di giustizia e la paura di un regime sempre più repressivo; tutto partecipa per fare di questo libro una lettura che lascia il segno. Mi viene voglia di paragonarlo a Leggere Lolita a Teheran per la carica rivoluzionaria dei gesti quotidiani che in quello era leggere e discutere di letteratura inglese e americana e qui è amarsi e fare sesso e vestirsi come si desidera. 
Quello che mi ha davvero colpito è l'universalità di questo bisogno di dare un senso alla propria vita, di trovare un proprio posto, in cui stare bene. 

Molto ben costruiti sono anche gli altri personaggi, tutti mossi dalle proprie necessità e dalla propria ricerca di senso: la nonna di Rasa che non si dà pace per la perdita del figlio e per questo nipote che sente dolorosamente estraneo; Taymour, l'amore desolato di Rasa, che segue quello che la sua famiglia vuol per lui, perché sembra tutto più facile se qualcun'altro decide per te; Maj, che si sente a suo agio solo quando può vestirsi da donna e cantare al Guapa, che continua a raccogliere prove dei soprusi del regime. Tutti personaggi che hanno una propria vita interiore che sfugge però allo sguardo alle volte superficiale di Rasa, di cui condividiamo sempre il punto di vista.

Consigli di lettura: consigliatissimo, per le tematiche, per lo stile di scrittura, per la storia. Apre una finestra sulla vita di un ragazzo qualsiasi in una qualsiasi città di questo così vicino e cosi tormentato mondo al di là del Mediterraneo. Potrebbe essere chiunque dei miei amici, potrei essere io.

E io cosa leggo adesso?

1 commento:

  1. E parla pure dei fondamentalisti religiosi nei Paesi occidentali!

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