lunedì 8 gennaio 2018

Reading Challenge 2018

Ci sono caduta anch'io...

una Reading Challenge tutta mia!

L'obiettivo personale non è tanto leggere  tutti i libri della lista, ma riuscire a bloggare tutti quelli che leggo. Non è la mancanza di voglia, è lo sforzo mentale di raccogliere le idee che ogni tanto mi frena.
Qui di seguito lo schema a cui cercherò di attenermi per questo 2018 di letture.


Un libro di Dickens
Un libro pubblicato nel 2018

Un saggio
Un Horror
Un Giallo
Una distopia

Un libro con più di 500 pagine
Un libro con più di 800 pagine
Un libro scelto per te

Un libro africano
Un libro giapponese
Un libro di tematica gay

Un libro di autore anonimo
Una serie
Due libri consonanti
Un libro di tematica femminista

Un libro che pensi di odiare

Un libro scritto prima della nascita di Cristo

Un Premio Pulitzer
Un libro prestato

Un libro regalato

Un libro di racconti
Un libro che avresti dovuto leggere

Un libro da cui è stato tratto un film
Un libro di poesia

Un libro condiviso

Un libro che hai abbandonato
Un libro presente nella lista del Guardian
Un Premio Nobel
Un Premio Strega

domenica 7 gennaio 2018

Vita di Pi - Yann Martel (2001)

Questo è uno dei rari casi in cui è un film a farmi desiderare di leggere il libro.
Vita di Pi
Non ho visto il film tratto da questo romanzo, ma la pellicola ha avuto il merito di farmi venir voglia di leggerlo.


Il racconto è a due voci: quella dell'intervistatore - alter ego dell'autore che si inserisce nella storia - e quella di Piscine Molitor Patel, per tutti, Pi.

A differenza di quello che fa presupporre il film - e la quarta di copertina -, il racconto inizia con l'infanzia felice di Pi nello zoo del padre a Pondicherry in India tra la scuola, gli animali e la piscina. Tutto viene raccontato dal protagonista che, in verità, descrive per prime le lauree che ha preso: Teologia e Biologia, e poi il suo ricovero in Messico. 

Se la prima parte racconta una vita felice e soddisfatta, tutto cambia quando, a causa della crisi economica, lo zoo deve chiudere, gli animali devono essere venduti e la famiglia si deve trasferire in Canada. 
Qui inizia il racconto del naufragio e della divisione della scialuppa con alcuni animali. L'interazione con gli animali e la brama di sopravvivere di Pi diventano la metafora di un viaggio di trasformazione, di un'iniziazione attraverso la sofferenza alla vita. Più volte la narrazione fa disperare un lieto fine, ma c'è la certezza che, in qualche modo, Pi riesca a sopravvivere a tutto.

La lettura di questo libro scorre veloce perché, nonostante la tragedia che si abbatte ad ondate sul protagonista, resta in sottofondo un tono speranzoso, quasi divertito. Eppure è anche un inno spiritualità, all'ultraterreno: Pi, ancor prima di partire dalla sua amata India, è un fervente cristiano, un pio  mussulmano e un devoto induista. Anche per me, come per le sue guide spirituali, il primo impatto è stato  Ma non è assolutamente possibile? e invece è possibile conciliare la devozione, la carità e l'afflato ultraterreno. Leggere per credere...

Il libro sa essere onirico ed iperealistico nello stesso tempo (come nella descrizione dei patimenti fisici per mancanza d'acqua o l'agonia straziante della zebra) ed è una lettura che lascia il fiato sospeso, perché si comprende sin dall'inizio che qualcosa ci viene nascosto. Ecco, è un libro che fa molte domande  e non sempre dà risposte.

E' davvero molto bello, l'ho iniziato solo per curiosità eppure mi ha lasciato dentro una sensazione di benessere, di pace... nonostante le vicissitudini tragiche e terribili che racconta. E' costruito affinché il lettore non riesca a posarlo fino alla fine perché c'è sempre un sottointeso che va assolutamente svelato. Non lascia delusi... forse un po' scossi, ma non delusi.

Consiglio di lettura: è un libro che consiglierei a tutti; è una lettura intensa e curiosa che lascia qualcosa dentro.

E io cosa leggo adesso?

domenica 26 novembre 2017

Volo di notte - Antoine de Saint-Exupéry (1931)

Volo di Notte e L'Aviatore
Raramente commento uno dei libri del gruppo di lettura perché ritengo che ci siano due penne (qui e qui trovate i commenti a questo libro) molto più felici delle mie in grado di dare lo spunto giusto o di dire esattamente quello che volevo dire io con parole ben più adatte. 
Questo libro però mi ha colpito in modo particolare non tanto per la storia in sé ma per l'accesa discussione che ha innescato durante il nostro incontro mensile. Posso dire quasi con certezza che siano state dette più parole di quante ne siano state scritte nel libro... e questo non poteva non farmi riflettere.

Il romanzo, o per meglio dire, il racconto lungo, è presto raccontato: viviamo parallelamente una notte, quella del pilota di un aereo del servizio postale e dell'ufficio spedizioni che ne attende l'arrivo.
Il finale è tragico ma la sensazione che si ha è che non sia importante la conclusione, l'unica cosa che vale la pena davvero di vivere sia il volo.
Proprio questo punto ha scatenato le più accese discussioni nel gruppo di lettura: l'epicità del bel gesto, del volo eroico ha avuto i suoi sostenitori, contro la maggioranza che riteneva che lo spreco di una vita non è un prezzo che si possa pagare in nessun caso.

I due protagonisti: Rivière, capo dell'ufficio spedizioni aeree, e Fabien, il pilota di cui seguiamo l'ultimo volo, sono a loro modo fari nella notte, illuminano con la loro forza l'alba di trasporti aerei e, insieme, mettono in penombra le figure che girano attorno a loro.
Rivière, con il peso della responsabilità che gli pesa addosso, riflette sul ruolo del capo: non colui che fa l'amico ma poi ti molla alla prima difficoltà, ma una figura intransigente, in grado di traghettare il suo equipaggio fuori dalla tempesta.
Fabien che si sente vivo solo in cielo, solo combattendo, che, nel momento più tragico vola verso la luce delle stelle.

Queste due figure sono attorniate da persone meno eroiche e quindi, dal mio punto di vista, più vive, più umane. Fabien ha accanto un marconista che ha paura, che vorrebbe tornare indietro che mostra quanto sia inestimabile la vita. Ancora più tragica è la figura della moglie di Fabien che lo aspetta e soffre e che lo ama nonostante lui sia più concentrato sul volo che lo aspetta e quasi non la guardi nelle ultime ore che passeranno insieme.

Consiglio di lettura: Non è un libro che consiglierei, ma è stato molto interessante leggerlo e, soprattutto, discuterlo con il mio gruppo di lettura. Di Saint-Exupéry continuerò a preferire Il Piccolo Principe, un libro in grado di scaldarmi il cuore... a differenza di questo che mi ha lasciato indifferente.

E io cosa leggo adesso?

lunedì 6 novembre 2017

Il pozzo della solitudine - Radclyffe Hall (1943)

Più riguardo a Il pozzo della solitudine
Pietra miliare della letteratura LGBT, non è però uno di quei romanzi che va letto almeno una volta nella vita come Mourice di Forster o Orlando di Virginia Woolf.
Pubblicato nel 1928, quando l'eco dello scandalo del processo a Oscar Wilde non si era ancora placato, ovviamente il libro diede scandalo e costò all'autrice una denuncia per oscenità.

Il racconto che si snoda in queste pagine è quella di Stephen, figlia di Sir Philip e Lady Gordon i quali, come il padre della famosissima Lady Oscar, desideravano così tanto un figlio maschio da dare un nome maschile alla figlioletta appena nata.

Già dai primi anni di vita la bambina si dimostra diversa dalle altre bambine della sua età e il divario tra le aspettative e i reali desideri di  Stephen porteranno a un confronto irrisolto con il padre, che si rende conto perfettamente conto dell'unicità della figlia ma non riesce ad affrontare con lei il chiarimento che potrebbe essere salvifico per tutta la famiglia. La tragedia familiare si consumerà però, dopo la morte del padre quando la madre, messa al cospetto della vera indole di Stephen si rifiuterà di accettarla e la ripudierà come figlia.
Oltre al tema forte della contrapposizione della propria libertà con il desiderio di essere accettati per quello che si è dalle persone più care, in questo libro emerge anche con molta forza la voglia di relazione sentimentale di questa donna sempre ai margini del non detto e non svelato. Ho trovato affascinante il replicare in una coppia lesbica i meccanismi della relazione tradizionale: Stephen rappresenta la parte forte e indipendente, anche economicamente, della coppia, mentre Mary è la parte debole, che si deve appoggiare a Stephen, che deve essere accompagnata e accudita.
Fulminante per l'epoca la descrizione della vita domestica delle due donne, assolutamente moderna e insieme tradizionale di una certa letteratura di intrattenimento: Stephen, che ha intrapreso con grande successo la carriera di scrittrice, che trova molesta Mary quando vuole attenzioni mentre lei cerca di superare il proprio terrificante blocco dello scrittore. In quante case letterarie e cinematografiche abbiamo sbirciato vedendo questa scena con gli stessi meccanismi e con l'unica differenza nel sesso dei protagonisti?

Non è difficile capire che c'è molto di autobiografico in questo libro, dalla scelta del nome d'arte alla vita dell'autrice che fa di tutto per farci sapere che la sua scelta scandalosa ha più successo di quella della sua protagonista.
Il libro in sè non è un capolavoro, è una lettura interessante senza pretendere di raggiungere profondità filosofiche. E', secondo me, una rivendicazione, un inno alla vita che solo una Lady poteva davvero permettersi. Forse è proprio questo che un po' su questo libro, il fatto che sia la protagonista che l'autrice appartengano ad una classe privilegiata che poteva anche permettersi di dare scandalo quando l'omosessualità era reato in Inghilterra, reato in maniera specifica per gli uomini, perché l'omosessualità femminile ha avuto più mezzi perrestare in ombra e al sicuro.

Consiglio di lettura: Sebbene non sia un vero e proprio libro di denuncia resta una lettura imprescindibile per la tematica LGBT e resta uno dei pochi esempi di racconto lesbico che ha ragione di essere letto.. a parte l'inarrivabile Orlando  o la letteratura più di consumo di Sarah Waters. Ci sono cose che vanno lette... è un dovere come lettore interessato al mondo queer!

E io cosa leggo adesso?

lunedì 23 ottobre 2017

Cigni selvatici - Jung Chang (1991)


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La lettura di questo libro è stata stimolata dalla lettura di un altro libro di cui ho già parlato. Lo ha definito il più bel libro sulla Cina comunista e io ho colto l'invito. Devo dire che è stato un suggerimento davvero felice perché dà una dimensione umana alla tragedia della conquista del potere da parte dei comunisti di Mao in Cina.
La storia si dipana dal 1909 - anno di nascita della nonna dell'autrice in una Cina ancora feudale in cui un buon modo di fare carriera per un padre è offrire la figlia quindicenne come concubina ad un uomo potente - fino al 1978 - quando l'autrice parte per il suo anno di studio in Inghilterra che le cambierà per sempre la vita.

Questo libro pone su un piano personale la tragedia di un popolo fiero e con una storia millenaria ma anche affamato e travolto dalla corruzione e dal nepotismo. Il sogno di liberazione dalla povertà e dalla fame del Comunismo si infrange contro il muro dell'interesse personale e della gestione privata del potere pubblico.
Ci fa toccare con mano la vita di una famiglia di intellettuali che hanno accolto con entusiasmo il Comunismo e poi ne vengono schiacciati perché non riescono a piegarsi ai compromessi di una vera e propria dittatura votata a divinizzare il proprio grande Timoniere. 

E' un libro da leggere per capire; capire perché milioni di cinesi hanno creduto e hanno sostenuto il comunismo e comunque siano stati tormentati e affamati per pure gelosie e vendette personali. Emblematica la storia del padre dell'autrice, comunista puro di cuore, schiacciato, umiliato e devastato per non aver voluto cedere al compromesso e alle vendette trasversali. 

Consiglio di lettura:  per un libro che non consiglio a nessuno, eccone uno che invece consiglio a tutti. Questa è la cronistoria di una famiglia comune negli ottant'anni più convulsi della storia contemporanea. Spiega con chiarezza e con un piglio romanzesco cosa è significato essere cinese durante l'ascesa di Mao e degli sconvolgimenti del Grande Balzo in Avanti o la strage di cultura e persone della Rivoluzione Culturale.
Un capolavoro imperdibile.

E io cosa leggo adesso?

mercoledì 18 ottobre 2017

La Cina in Vespa - Giorgio Bettinelli (2008)

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 Di questo libro non posso dire che abbia valore intrinseco e che lo consiglio spassionatamente. L'argomento per me è avvincente: il mio personale viaggio in Cina nel 2008 è stato uno spartiacque per la mia definizione della più grande potenza comunista e dell'oriente. La Cina non è solo Mao e non è solo grandi firme contraffatte. La Cina entra nel terzo millennio con 5000 anni di storia alle spalle, non è nata nel 1949 con l'avvento del comunismo, né negli ultimi 20 anni con la scopiazzatura di qualsiasi cosa pur di vendere. 
Questa mia idea di Cina ha giustificato l'acquisto di questo libro, condita dalla passione per i reportage di viaggio.

Questo in particolare - ma non so se è tipico dello stile dell'autore - è denso di intimità anche un po' sfacciata, sbattuta lì in faccia al lettore. La relazione con la moglie cinese, abbandonata per un'altra ragazza cinese di cui vengono elogiate le caratteristiche di amatrice più che di fidata compagna, le avventure di una notte (ci sarebbe un termine che appartiene all'italiano della strada che coglierebbe con più efficacia la natura di questi rapporti... ma io sono una signora), i rimorsi, i rimpianti e i piagnistei. 
Sommata alla elencazione scarna dei villaggi attraversati, non fa di questo libro l'avventura di viaggio che mi sarebbe piaciuto leggere. Quindi non me la sento di consigliare questo libro che chi si avvicina per la prima volta al Celeste Impero, ci sono molti altri libri che possono portare a spasso per la Cina con maggior profitto e gioia.

Questo libro però ha per me dei pregi tutti personali: prima di tutto mi ha fatto scoprire un libro fondamentale per capire il passaggio dalla Cina imperiale fino alla Cina contemporanea, cioè Cigni selvatici  di Jung Chang. Scritto così sembra una saga famigliare tipo Segreto, tra concubine e spie comuniste e invece è il racconto biografico dell'autrice che ripercorre la vita di sua nonna, di sua madre e la propria per raccontare i cambiamenti radicali della società e della vita in Cina dalla fine dell'800 fino agli anni '80 circa. E' un libro molto critico e vietato in Cina... e la mia attuale lettura.
Un altro pregio viene da uno dei rari momenti in cui si lascia andare nella descrizione del posto che sta visitando. In questo caso è Xi'an, famosa per ospitare nelle sue campagne Armata dei guerrieri di terracotta dell'imperatore Qin Shi Huang, l'unificatore della Cina. 
Già nella descrizione della città ho rivissuto l'emozione di esserci, di aver visto esattamente quello che lui descrive: la piazza con al centro la Torre della Campana, la Grande Moschea, il quartiere musulmano con il mercato e poi lo strazio dell'architettura moderna dei siti storici che ti mette addosso un'ansia da parco divertimenti spaventosa. Ho trovato nelle sue parole la mia visita e le mie emozioni:

Non credo esista al mondo un'attrazione turistica che possa competere con i guerrieri di terracotta di Xi'an, che possa provocare nei visitatori un senso di splendore, di misteriosa forza evocativa e incredulità, di sbalordimento e consapevolezza ineluttabile della miseria e dell'eccezionalità della natura umana con più veemenza e calore di quello che sprigiona dai volti dei seimila armigeri immobili, congelati dall'arte plastica del loro segreto, in questo tesoro archeologico tanto immenso da essere quasi fuori dal mondo.

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio al chiuso


Questo libro mi ha colpito anche per l'ineluttabilità della vita; l'autore conclude il suo libro facendo due promesse, una è scrivere in maniera dettagliata un libro sul Tibet visitato in questo tour e l'altra di prendere una macchina per il prossimo viaggio in cui il figlio Hermes, appena nato, possa stare comodo e viaggiare con loro. Poco tempo dopo la conclusione di questo libro Giorgio Bettinelli muore per un male improvviso nella sua casa sulla riva sinistra del Mekong. Una tragedia che toglie il fiato.

Consigli di lettura: come ho anticipato, questo libro è stata una lettura poco produttiva per quanto riguarda la Cina che non conoscevo, ma intensa dal punto di vista personale. Mi ha permesso di raccontare una storia e continuare il mio percorso nella scoperta di questo immenso paese e questo a me basta. Non so davvero a chi consigliarlo.

domenica 1 ottobre 2017

Il bazar dei brutti sogni - Stephen King (2016)

Il bazar dei brutti sogni
Leggere King è come tornare alla casa delle vacanze: qualcosa che aspetti con anticipazione mista a preoccupazione. 

L'anticipazione proviene dai decenni di frequentazione soddisfacente con gli alti e bassi di una forte e stabile storia d'amore. La preoccupazione invece ha due facce: da una parte c'è l'ansia della delusione, del pensiero che gli anni passano e lo stanzino buio delle storie può essersi svuotato per sempre, dall'altra c'è la sana paura di leggere qualcosa che non mi faccia dormire la notte.

Parto subito con un'anticipazione: non è un libro che mi ha tenuto sveglia la notte per i brutti sogni. E' invece un libro molto godibile, con dei racconti molto belli e altri un po' meno, ma non è terrorizzante come altri. Tra la sue raccolte più recenti posso citare Notte buia, niente stelle e, più indietro, Tutto è fatidico, come vere e proprie macchine da incubi incentrate, a differenza di questo, solo sul genere horror e del terrore. 
Questo libro è differente dalle precedenti raccolte perché, sebbene abbia sempre un sottofondo oscuro, si lascia un po' più trasportare anche verso altri generi letterari. Quindi, accanto ai più classici racconti horror come  Il piccolo dio verde del dolore  o l'apprezzatissimo Miglio 81 c'è il racconto tutto incentrato sul baseball (in cui chi non ha un minimo di conoscenza dello sport - e credo si possa annoverare il 90% della popolazione italiana - non riesce a goderne) che si intitola Blocco Billy oppure quello sulla guerra dei fuochi artificiali che gestisce molto bene il crescendo della tensione fino allo scoppio - non a caso - del finale. Novità assoluta che non posso non segnalare è la presenza di alcuni pezzi di poesia in cui svela la sua competenza letteraria al di fuori dei canoni in cui i suoi lettori l'hanno sempre incasellato... certo non può essere definito il nuovo Walt Whitman, ma il ragazzo ci sa fare...

Questa esplorazione fuori dai suoi generi più frequentati era già iniziata con la serie di romanzi investigativi e del mistero di Mr Mercedes; libri che avevo apprezzato ma in cui ho sentito un po' la mancanza della sua voce horror. 

Una parte che ho letto davvero volentieri, non nuova, ma mai così presente, è quella in cui, per ogni racconto introduce l'argomento o racconta qualcosa sulla genesi o sulla propria vita durante la stesura. Ha sempre raccontato qualcosa di sé e del libro, ma in questa raccolta possiamo trovare diversi episodi... sarà l'età, si sa che ai vecchi piace sempre ricordare il passato.

L'ho trovato un libro piacevole e di gran compagnia, non certo uno dei suoi migliori, ma sono stati soldi ben spesi.

Consiglio di lettura: a differenza dei suoi classici libri di racconti questo può essere considerato un libro più soft, meno impegnativo dal punto di vista delle storie horror. Quindi ritengo che possa essere un po' inizio per chi non ha mai letto niente di King ma ha il timore di non riuscire poi a dormire di notte. C'è un giusto mix dei generi in cui l'autore ama dilettarsi senza perdere la capacità visionaria e immaginifica che lo accompagna.
Per un appassionato invece non è una lettura imprescindibile, ma sono comunque contenta di averlo recuperato per avere ancora un po' la sensazione di sentire un sussurro insistente in una notte in cui credi di essere sola a casa.