lunedì 11 settembre 2017

Breve storia della vita privata - Bill Bryson (2010)

Più riguardo a Breve storia della vita privata
Ho già scritto in lungo e in largo quanto mi piace lo stile di Bill Bryson, quella chiacchierata informale al bar in cui ci si racconta le strane vicissitudini della vita quotidiana. Non posso però trascurare questo gioiellino che, assieme a Breve storia di (quasi) tutto, raccoglie tutta una serie di aneddoti divertenti e interessanti e costruisce una carrellata di informazioni affascinanti.

Come al solito è meglio diffidare delle traduzioni in italiano; in inglese non ha un tono così pomposo, si intitola At home (a casa), il posto più domestico che ci sia. E domestico è proprio quello che vuole essere questo saggio, come le chiacchiere davanti ad un tè con i sandwich ai cetrioli.

Un viaggio avventuroso nel posto più domestico che ci sia, la casa, diventa il pretesto per raccontare "qualunque cosa succeda nel mondo, qualsiasi cosa venga scoperta, creata o aspramente contesa", perché tutto, prima o poi, passa per l'abitazione umana.

La casa di Bryson non è una casetta qualunque, ma è un ex canonica vittoriana in uno sperduto villaggio del Norfolk. Accompagnandoci dall'ingresso fino in soffitta, passando per ogni stanza della casa, riesce a fare una carrellata di eventi storici, invenzioni, scoperte che coprono tutta la storia occidentale e non. Racconta di tutte le invenzioni vittoriane che poi hanno una ricaduta importante nello spazio abitativo, accenna a Skara Brae, il più completo e antico sito neolitico del mondo, parla di Lancelot Capability Brown, architetto di giardini e parchi che inventa il giardino detto "all'inglese"... questo per dire che fonte inesauribile di aneddoti, pettegolezzi, racconti e storie che sa essere un libro di Bryson.

Consigli di lettura: Questo libro in particolare è davvero per tutti, perché potete dare una risposta a  qualunque cosa vi abbia mai incuriosito visitando una casa inglese in particolare, ma le case europee in generale. 

E io cosa leggo adesso?

martedì 22 agosto 2017

Ultimo giro al Guapa - Saleem Haddad (2016)

 Più riguardo a Ultimo giro al Guapa
Questo libro mi ha attratto per molti motivi: è il punto di vista di un ragazzo mediorientale - non si specifica però di quale nazione spazzata dalla primavera araba si tratti - innamorato e abbandonato dal proprio fidanzato segreto che riflette sugli strascichi lasciati da quello che doveva essere un'alba di liberazione e si è trasformato in uno sprofondare nella barbarie fondamentalista.

E' soprattutto, però, un libro sulla ricerca di identità e sulla voglia e i rischi di esprimere chi siamo veramente. Rasa, il protagonista di questa storia, non riesce a trovare uno spazio in cui sentirsi a suo agio: è un ragazzo alla soglia dei trent'anni senza un lavoro fisso e senza una fidanzata in una cultura che pressa perché tu sia sistemato; è figlio di una donna americana e di un uomo arabo e quindi non è totalmente inserito nella sua cultura; è gay, in un mondo in cui la mascolinità è tutto e gli omosessuali non esistono o sono perseguitati penalmente; è innamorato di un uomo che lui insegue disperatamente per tutto il libro e che si fa sempre più sfuggente via via che passano le ore; ha partecipato alle manifestazioni in piazza ma adesso la piazza gli fa paura perché ci sono le milizie fondamentaliste da una parte e i bombardamenti occidentali dall'altra e non c'è nessuna via d'uscita.
Non c'è nessuno spazio di espressione eppure non è un libro senza speranza. Tutto quello che potrà andare male nell'immediato ci andrà, eppure Rasa non è un personaggio sconfitto.

Le tematiche si intrecciano e sono tutte molto forti, l'impegno politico, il desiderio di rinnovamento tradito in tutto il Nord Africa, l'amore difficile e disperato; la fame di giustizia e la paura di un regime sempre più repressivo; tutto partecipa per fare di questo libro una lettura che lascia il segno. Mi viene voglia di paragonarlo a Leggere Lolita a Teheran per la carica rivoluzionaria dei gesti quotidiani che in quello era leggere e discutere di letteratura inglese e americana e qui è amarsi e fare sesso e vestirsi come si desidera. 
Quello che mi ha davvero colpito è l'universalità di questo bisogno di dare un senso alla propria vita, di trovare un proprio posto, in cui stare bene. 

Molto ben costruiti sono anche gli altri personaggi, tutti mossi dalle proprie necessità e dalla propria ricerca di senso: la nonna di Rasa che non si dà pace per la perdita del figlio e per questo nipote che sente dolorosamente estraneo; Taymour, l'amore desolato di Rasa, che segue quello che la sua famiglia vuol per lui, perché sembra tutto più facile se qualcun'altro decide per te; Maj, che si sente a suo agio solo quando può vestirsi da donna e cantare al Guapa, che continua a raccogliere prove dei soprusi del regime. Tutti personaggi che hanno una propria vita interiore che sfugge però allo sguardo alle volte superficiale di Rasa, di cui condividiamo sempre il punto di vista.

Consigli di lettura: consigliatissimo, per le tematiche, per lo stile di scrittura, per la storia. Apre una finestra sulla vita di un ragazzo qualsiasi in una qualsiasi città di questo così vicino e cosi tormentato mondo al di là del Mediterraneo. Potrebbe essere chiunque dei miei amici, potrei essere io.

E io cosa leggo adesso?

venerdì 28 luglio 2017

Gli occhi della Gioconda - Alberto Angela (2016)



Più riguardo a Gli occhi della Gioconda
Quando esce un nuovo libro di Alberto Angela chi vuole farmi un regalo sa di vincere facile. Il mio debole per Alberto Angela è ormai argomento stabile di perculamento familiare. Eppure è innegabile che sia un ottimo esempio di sapiosexual, la coniugazione tra il cervello e un certo fascino mascolino.

Al di là delle considerazioni estetiche, è indubbio che la famiglia Angela abbia il monopolio della divulgazione accattivante ma non sensazionalistica. In questo caso, come negli altri libri, si parte da un particolare per esplorare l'argomento del libro (in Amore ai tempi dell'Antica Roma era uno sguardo tra amanti - in Impero  è un sesterzio che viaggia per tutti i territori conquistati da Roma). Qui, ad accompagnarci, troviamo gli occhi della Gioconda; l'analisi del quadro più famoso della produzione di Leonardo diventa mezzo per esplorare la variegata produzione del genio leonardesco, dai suoi quadri - pochi - ai suoi progetti ingegneristici - tanti, variegati e sorprendenti -. 

Tutto il racconto prende il via dall'analisi dettagliata di tutti gli elementi della tela - il volto, lo sguardo, il vestito, le mani, il paesaggio - per poi collegarli alla biografia e al multiforme talento di Leonardo. Quindi ci parla non solo dei dipinti, ma anche delle macchine, dei lavori di architettura e ingegneria militare e civile per il Valentino (i Navigli milanesi sono di impianto leonardesco), dei viaggi, del rapporto con la Francia.
Tutto raccontato con grazia e divertimento di un romanzo che rende il viaggio piacevole e accattivante. 

I lavori di Alberto Angela, che spesso riprendono e ampliano i materiali delle puntate di Ulisse e Passaggio a Nord Ovest, sono costruiti in un'ottica divulgativa, non come trattati asettici e da addetti ai lavori pieni di tecnicismi e astruserie. I suoi libri sono scritti per un pubblico curioso ma non necessariamente dotato di una cultura universitaria specifica. Offrono una passeggiata culturale e frizzante per conoscere meglio uno degli artisti che hanno fatto grande l'arte italiana (volendo però fare tutt'altro della sua vita...)

Consigli di lettura: a me il libro è piaciuto molto perché sa essere curioso e rigoroso nello stesso tempo e lo stile di scrittura è molto riposante. Lo consiglio a tutti quelli che sono interessati all'argomento e ne vogliono sapere di più. A me Leonardo piace molto (al punto di fare tappa a Vinci nonostante il solleone) e quindi quasi niente è stata una novità, tranne la possibile identità alternativa alla più famosa Monna della storia dell'arte.

E io cosa leggo adesso?

giovedì 27 luglio 2017

L'amante giapponese - Isabel Allende (2015)

Più riguardo a L'amante giapponese
Peccato, perché poteva essere un libro potenzialmente molto bello e intenso e invece ha buttato dentro un sacco di idee e spunti e li ha trattati tutti molto superficialmente. Dà proprio quell'impressione brutta di aver dovuto concludere in fretta e pubblicare per non perdere chissà quale vantaggio puramente economico.

Il libro racconta le vicende intrecciate di Irina e Alma, rispettivamente lavoratrice e ospite di una struttura per anziani autosufficienti e non di Berkeley. Già l'ambientazione è affettata, per conto mio. Non è una normale casa di riposo, no... è una struttura che accoglie ex intellettuali, sessantottini, radical chic con i capelli bianchi che hanno a disposizione una assistente che si occupa di tutto quello che farebbe una brava segretaria tuttofare, dall'affrontare la cattiva e insensibile burocrazia fino ad organizzare il funerale agnostico, buddista, responsabile e civile che ogni anziano vuole. Un po' troppo fuori dall'ordinario, secondo me.

Si ricostruisce la vita di Alma, dalla fuga da Varsavia durante la seconda guerra mondiale perché figlia di una famiglia di ebrei possidenti, alla scelta consapevole e volontaria di ritirarsi con il minimo indispensabile in questa comune per ricchi. Si attraversa la vita di questa donna piena di interessi e di passioni a ritroso, sfruttando l'idea di ricostruirne le memorie per un nipote che si innamora di Irina, immigrata lei stessa, molto giovane ma con un passato pesante e "misterioso" alle spalle. L'amante giapponese del titolo è un ragazzo, figlio del giardiniere di famiglia, che Alma conosce da bambina e a cui rimarrà legata prima da un affetto adorante e poi da una passione travolgente che durerà per tutta la loro vita.

Le tematiche che affronta meriterebbero ognuna un romanzo a parte: la vita di Alma - dalla fuga durante la seconda guerra mondiale e la fine della sua famiglia d'origine, fino alla nuova famiglia in America in un ambiente esclusivo e stimolante -; la vita e la tragedia di Irina, liquidata in un paragrafo in cui viene svelato il suo segreto solo per giustificare tutta la ritrosia della ragazza (non parlo in maniera esplicita per lasciarvi un minimo di attesa e mistero...); la vita e l'esperienza di Ichimei: cosa vuol dire essere un giapponese di seconda generazione in America dopo Pearl Harbor? I campi di detenzione e poi cercare di ricostruire la propria identità di nippoamericani, in bilico tra tradizione e cambiamento.
Troppo, tutto insieme. Peccato, perché con un po' più di respiro e un po' di approfondimento psicologico sarebbe stato proprio un bel libro.

L'unica tematica ben sviluppata, secondo me, è quella della vita in vecchiaia. Alcuni spunti sono davvero interessanti, come la vita di relazione, la sessualità degli anziani, il desiderio di sentirsi vivi al di là del dolore o della fatica di vivere, il desiderio di amicizia.

Consigli di lettura: se non avete letto La casa degli spiriti, se non volete impegnarvi troppo, se una classica storia di matrimoni per convenienza e passioni travolgenti non vi dispiace, ecco, questo è il libro per voi. Non c'è molto altro, peccato.

E io cosa leggo adesso?

domenica 23 luglio 2017

La leggenda di Earthsea - Ursula K. Le Guin (ed. italiana 2007)


Più riguardo a La leggenda di Earthsea
Prima di parlare di questo libro ci vuole una doverosa precisazione: questa autrice, in generale, e questa serie, in particolare, sono uno dei punti fermi della vita da lettrice di una cara amica che ha scelto come nom de plume quello di una delle protagoniste. Immagino si possa capire la mia cautela nell'approcciarmi a questo libro. E se non mi fosse piaciuto?

Posso immediatamente dire che la serie mi è piaciuta, eccome. Si conferma un'ottima spacciatrice di serie fantasy!

Entrare con circospezione e muoversi in punta di piedi nella saga preferita e di ispirazione per una cara amica è doveroso, ma mi ha anche aiutato a focalizzare quali sono gli elementi che fanno di questa serie una pietra miliare del genere.

Il libro che ho preso in mano è la raccolta di cinque libri scritti dal 1968 al 2001 e coprono l'arco temporale della vita del mago Sparviero dall'infanzia alla vecchiaia. Detto così sembra abbastanza semplicistico, ma nell'intera esistenza di questo mago le isole di Earthsea avranno un vero re dopo secoli di oscurantismo, torneranno a parlare con i draghi e scopriranno una verità dimenticata da millenni.

I libri sono autoconclusivi e quindi non è necessario leggerli tutti per capirci qualcosa, anzi, in un certo modo ho avuto l'impressione che alla fine di ogni libro avesse finito di raccontarci tutto quello che doveva dire e invece ogni volta svela qualcosa di più, di diverso, di ulteriore che fa proseguire la storia e le vicende.

La prima cosa che mi ha colpito è stata però lo stile di  scrittura; la ventennale frequentazione con il genere fantasy mi ha abituato ad uno stile molto più rigoglioso e abbondante di aggettivi - vedi la scrittura epica di Tolkien, la densità della Zimmer Bradley o l'allegoria di Lewis,- mentre qui ho trovato una parca asciuttezza che si sposa molto bene ai suoi personaggi così scarni e temprati nell'acciaio. Forse una scrittura che sento più vicina alla fantascienza che al fantasy. 

Come ogni buon autore di questo genere la scrittrice costruisce prima di tutto un mondo con una geografia propria, una propria magia, una propria storia. Le isole di Earthsea sono piccoli microcosmi a sé stanti con una propria storia e un proprio governo, caratterizzati magari sono da una pennellata, dall'accenno alla conformazione geografica oppure all'economia, ma comunque ben definiti e separati. Così Gont, isola di provenienza di Sparviero, è dedita alla pastorizia e l'ambiente è rurale, altre isole sono più aperte ai commerci o sono centri di potere come Havnor o Roke, l'isola dei maghi.

Accanto alla costruzione dell'universo storico e geografico c'è l'ideazione di un tipo di magia: in questo caso si sfrutta l'archetipo della parola di potere, quindi c'è la vera lingua, la lingua della creazione che è la lingua della magia. I draghi sono in grado di parlarla, gli uomini invece l'hanno dimenticata e devono impararla di nuovo. Lo chiamo archetipo perché l'idea che esista una lingua che chiama il mondo con il vero nome non è così originale, basti pensare all'inizio del Vangelo di Giovanni:
1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
(Gv 1, 1-3)

Non me ne vogliano gli estremisti, la mia è una considerazione di carattere generale, ma è indubbio che l'idea che sia la parola a creare, o che il demiurgo abbia come strumento creativo la parola, è molto diffusa dalla notte dei tempi. Forse perché la capacità di parlare è quello che più ci distanzia dagli animali, l'idea di comunicare aldilà delle necessità primarie, solo per il piacere di creare e di fare arte.
Quindi è la parola che muove la magia in Earthsea, ma i saggi sanno che la miglior cosa è tacere, non usare il potere per mantenere l'equilibrio.

A proposito di saggi, la magia, le parole della vera lingua, sono in mano solo a uomini, la scuola è aperta solo ai maschi e solo gli uomini possono ottenere il bastone che è il simbolo della magia più degna. Le donne sono relegate alla magia della terra, quindi si occupano di quello che, tradizionalmente, è materia di stregoneria: nascite, morti, guarigioni, cura del bestiame e della fertilità della terra.
La mia prima impressione è stata che, sebbene donna, la Le Guin avesse assorbito la cultura patriarcale tradizionale e quindi avesse costruito un mondo sbilanciato a favore degli uomini, perché il potere sta dalla parte degli uomini. Il mio, forse, era un pregiudizio dettato dall'anno di pubblicazione del primo volume (1968... forse pensavo ad un'opera giovanile, ancora immatura) eppure il primo lavoro è tutto centrato su un giovane maschio che intraprende il suo doloroso cammino di crescita e scoperta fino a diventare adulto ed affrontare le sue paure più profonde. Le figure femminili sono assenti o appena tratteggiate e il potere è tutto nelle mani maschili.
Questa mancanza mi aveva colpito perché la mia esperienza di lettrice mi aveva regalato protagoniste ed eroine molto credibili; come se mi sentissi un po' tradita da una scrittrice che preferiva un protagonista maschile ad un femminile, come se quello femminile fosse meno in grado di ispirare grandi imprese.

Ecco, avevo già accennato al fatto che sembra aver detto tutto in un libro e in quello successivo scardina convinzioni e fa crescere e mutare i personaggi che davamo già per scontati? Bene, visto che Le tombe di Atuan, il secondo libro della serie, presenta Arha, la divorata, che sarà in grado di lasciare tutto quello in cui crede e la sua vita per diventare Tenar dell'anello. Una figura di donna potente, imperfetta, spaventata, a tratti crudele, orgogliosa ma in grado di amare con tutta sé stessa e dedicarsi anima e corpo alla via che ritiene giusta. C'è anche una storia d'amore, ma è soprattutto una storia di maturazione, di presa di coscienza e di coraggio.
Quando riesce a fuggire dalle Tombe Tenar riflette sulla sua acquisita libertà:

Piangeva per lo spreco dei suoi anni, asserviti ad un male inutile. Piangeva di dolore, perché era libera. La libertà è un fardello oneroso, un grande e strano fardello per lo spirito che se l'addossa. Non è agevole. Non è un dono ma una scelta, e la scelta può essere dura. La strada sale verso la luce ma il viandante oberato può anche non raggiungerla mai.

Le tombe di Atuan


Quindi eccomi servita un personaggio femminile in grado di essere protagonista della sua vita e della storia (il libro è visto tutto dal punto di vista di Tenar e questo ci dà modo di vedere Sparviero dall'esterno), dotata di potere e di saggezza ottenuti attraverso grandi sforzi e prove.
PICCOLO SPOILER
Negli altri tre libri la vita e la vicenda dei due protagonisti continua, invecchiano, il mago perde il potere dopo un'impresa epica, cambiano vita e le loro strade si dividono per poi incontrarsi di nuovo.
Ho trovato formidabile che scelga di far precipitare Sparviero - Ged, il suo nome nascosto- dall'alto della posizione di Arcimago fino a fargli perdere tutto il potere e quindi tutto quello che credeva di essere, costringendolo a inventarsi di nuovo. I suoi personaggi sono in continua ricerca di sé stessi, non sono mai arrivati.
FINE PICCOLO SPOILER

Menzione a parte è necessaria per i draghi della Le Guin. I draghi sono creature primordiali che parlano la lingua della creazione e vivono all'ovest.  E sono bellissimi.

Nell'infinito abisso della luce, dalla porta del cielo, volava un drago coperto di un'armatura di scaglie. Nel volo, le spire della coda si annodavano e si scioglievano, e il suo passaggio era segnato da una scia di fumo, 
- Kalessin! - gridò la donna, e poi si girò verso Ged, lo afferrò per il braccio e lo gettò a terra, mentre sopra di loro passavano il ruggito del fuoco, il sibilo dell'aria sulle ali tese, il clangore degli artigli, lunghi e sottili come falci. 
[...] Kalessin chinò leggermente l'immensa testa, e l'enorme bocca dai denti lunghi come scimitarre si piegò agli angoli in una specie di sorriso. Poi Ged e Tenar fecero qualche passo indietro con Therru; il drago si voltò tra lo sferragliare dell'armatura trascinata sulla roccia, appoggiò con cura le zampe armate di lunghi artigli, e dietro si rannicchiò come un gatto, e poi si lanciò nel vuoto. Le ali si allargarono alla luce del nuovo giorno, rosse come il sangue, ricche di venature; e gli aculei della coda strisciarono sulla roccia, finché il drago non si librò nell'aria: come un gabbiano, come una rondine, come un puro pensiero.

L'isola del drago (Tehanu, in originale. Traduzione insensata)

ALTRO PICCOLO SPOILER
Introduce le figure di esseri umani che non si sentono propriamente umani e scoprono, lavorando di introspezione, di essere fluidi, nel senso che sono draghi in forma umana e sono figli di donne umane e, insieme, figli di draghi. Saranno queste figure a fare da messaggeri e tramite tra gli umani e i draghi quando diventerà urgente parlamentare tra i due popoli.
Noticina di colore: queste figure ibride sono, all'apparenza, solo femminili come se solo una donna potesse sopportare l'impatto del cambiamento, mentre gli uomini restano rigidi e arroccati nelle loro posizioni (vedi i maghi di Roke che preferiscono farsi distruggere invece di accettare una donna drago come portatrice di potere).
FINE PICCOLO SPOILER

Comunque con Tenar, Therru-Tehanu e Sesarakh, la principessa kargica, mi ha servito una serie di donne forti, coraggiose, intense e potenti.

Più riguardo a Leggende di Earthsea

Concludo questo post molto lungo dicendo due parole su LE LEGGENDE DI EARTHSEA (2001, libro che raccoglie cinque racconti del mondo magico di Earthsea. Questi racconti sviluppano momenti appena accennati o trascurati nei romanzi. Ovviamente hanno senso letti solo dopo aver letto i romanzi.
Sono un'ottima consolazione per un lettore in crisi d'astinenza e chiariscono tutta una serie di informazioni date un po' per alluse o scontate. Il mio preferito è Il trovatore che tratta la nascita della scuola di magia a Roke, il cui intento era assai diverso dall'essere una scuola esclusiva dove tramandare il potere solo ai maschi meritevoli. Lo stesso racconto apre lo sguardo sul Portinaio, figura essenziale e insieme estremamente discreta all'interno della scuola.
Bellissimo anche Le ossa della terra, che racconta del maestro del maestro di Sparviero; uno dei pochi maghi ancora in contatto con gli antichi poteri e con le conoscenze delle donne.
Molto intenso è l'unico che vede l'apparizione di Sparviero come Arcimago, ma la scelta è quella di mostrarcelo non assiso al centro del suo potere, anzi, ce lo mostra come personaggio secondario, in una stalla, mentre cerca di entrare in contatto con un mago sconfitto e fuggito.
Libellula (dragonfly, in lingua originale) è il racconto di Irian, la prima donna che chiede di entrare alla scuola di Roke e della sua relazione con lo Strutturatore.


Consigli di lettura: a tutti gli amanti del genere fantasy che si siano, come me, persi questa bellezza. La storia è intensa e molto ben ritmata. I personaggi fanno affezionare e crescono via via che scorre la storia.
Ha avuto anche il pregio di farmi riflettere sui miei pregiudizi come lettore, quello che mi aspetto o non mi aspetto da un libro e dalla minima biografia dell'autrice o autore. Esperienza molto interessante.

 E io cosa leggo adesso?

sabato 1 luglio 2017

La ragazza dei fiori morti - Amy MacKinnon (2008)

Più riguardo a La ragazza dei fiori morti

Questo libro ha battuto un personalissimo record: è riuscito a spoilerare praticamente tutto il mistero del racconto nelle dieci righe di quarta di copertina!
Ognuno ha i propri principi nell'approcciare un libro nuovo: c'è chi si rifiuta di leggere quarta di copertina, introduzione, commenti in rete per non incappare in sgraditi anticipi di trama, e poi ci sono io che leggo tutto quello che c'è attorno al libro, persino le fascette che sponsorizzano altri libri o ipotetiche vincite a concorsi semisconosciuti. 
Insomma, io me le cerco.
Tutto questo per dire che non solo è tutto anticipato, ma il colpevole è così evidente dalla sua prima apparizione da far venire da piangere. 
E' un susseguirsi di stereotipi letterari: giovane donna con un passato di abusi e sofferenze, poliziotto duro ma con il cuore buono vedovo della moglie incinta di pochi mesi, bambini bambini, bambini ovunque. Personaggi che sono ridotti a figurine da far entrare e uscire solo per confermare lo stereotipo.
Storia banale e prevedibilissima. Vale giusto l'euro e mezzo che ho investito e ha occupato lo spazio di una lettura spegni cervello di cui sentivo la necessità.

Viene scagliato con gran forza giù dalla torre mentale in cui si archiviano i libri.

Consigli di lettura: no, vi voglio troppo bene... leggete altro.

E io cosa leggo adesso?

Notizie da un grande paese - Bill Bryson (prima edizione 1998 - edizione italiana 2017)

Risultati immagini per notizie da un grande paese bill bryson

Complice una gita a Milano e un attacco di bulimia di acquisto libri, mi sono trovata in borsa questa nuova uscita di uno dei miei autori preferiti di libri di viaggio. Ne ho già parlato diffusamente in un altro post (Una città o l'altra ). 
Questa volta, però, è stata una vera delusione; non per la forza della sua scrittura, per l'ironia o lo sguardo fanciullo e insieme disincantato con cui guarda il proprio paese d'origine che rimane il suo maggior pregio. 
La delusione viene dal fatto che sia stato presentato come l'ultimo libro di Bill Bryson e invece è stato pubblicato nel 1998. 
Se per un romanzo non fa molta differenza l'anno di pubblicazione perché una storia, se davvero è in grado di parlare al cuore, è eterna, per un reportage di viaggio l'anno di pubblicazione fa la differenza. L'America della fine degli anni '90 non è l'America di vent'anni dopo. Questa pubblicazione è un viaggio amarcord in una grande nazione che è cambiata, più povera, più arrabbiata, diversa.
Mi sarebbe piaciuto leggere il suo punto di vista su questa nuova America.

Consigli di lettura: non per uno sguardo aggiornato, ma per il suo sguardo fanciullesco e insieme divertito.

E io cosa leggo adesso?